Essere - I volti del teatro italiano

Series of 101

Il progetto fotografico “volti del teatro italiano” nasce a settembre 2016 dal desiderio di creare una memoria dei più importanti attori del teatro di questo periodo. La particolarità dell’iniziativa è di voler cogliere uno dei momenti più forti della vita teatrale, quello in cui, appena usciti di scena, gli attori sono ancora segnati, fisicamente e interiormente, dal percorso appena compiuto di fronte al pubblico.  Il personaggio in carne e ossa lentamente e faticosamente torna a essere uomo. L’uomo lascia da qualche parte del suo corpo, della sua anima, dei suoi sensi, tutto quello che è stato sino a qualche minuto prima. Il volto è ancora vissuto dalle presenze che ha portato sulla scena, ma al contempo è segnato dalla fatica e dal sudore della recitazione e lascia emergere la tristezza dell’abbandono. Attraversati dalle contraddizioni più violente e delicate, segnati ogni sera da questo passaggio, da questa compresenza attore/uomo, attrice/donna, i volti degli attori si fanno portatori di un’intensità unica e straordinaria. Lì, in quei brevi istanti, è come se si andasse condensando tutto il mistero e il miracolo del teatro, momento così ricco di arte, umanità e verità.  ESSERE E NON ESSERE (O del tentativo di fotografare Max mentre fotografa) di Renzo Martinelli C’è sempre un cuore di infinita distanza nei ritratti di Max Cardelli. Volti che precipitano, per fare vedere ciò che non è dato vedere. Attori alla fine di una pièce, alla fine di tutto, non più in rapporto col personaggio ma prima del momento in cui dovranno ancora e ancor porsi di fronte al vero. Come facciamo noi, sfogliando il libro e ponendoci davanti alla verità di quei volti alla fine, a sipario calato. Angeli che cadono, dopo tutto quel che è loro accaduto. Il loro è solo un respiro, il resto è silenzio. Un corpus di volti come una processione, un trionfo. Volti pronti a dare la loro voce, ancora una volta, per custodire quella vita che è la scena-teatro, per difenderla. Sfogliando il libro, pare di sentirle tutte, quelle voci Di qua c'è lui, Max, un cecchino in tempo di pace, un cacciatore dello sguardo. E di là un attore, muto, senza difese. È un match tra due figure, isolate, anarchiche. Le loro emozioni anelano ad esser dette, spezzano il cuore, vogliono essere portate alla luce. Alla luce del linguaggio del volto e degli sguardi. Alla ricerca di una plasticità che diventa materia pittorica. Ma non esiste un centro in questi ritratti, piuttosto una scena complessa di ritmi molteplici. Così, la fotografia diventa anatomia di una ribellione. Pelle prima che pellicola. Scossa. Fuori-fuoco di una rivoluzione.