LA REPUBBLICA

Attimi e volti - quando l'attore esce di scena

“To be and not to be”: la raccolta di ritratti a fine spettacolo del fotografo Max Cardelli

di Sara Chiappori

 

L'attimo subito dopo. Quando il sipario si chiude, si spengono gli ultimi applausi, l'attore esce di scena. Non più personaggio e non ancora se stesso nella terra di mezzo tra teatro e vita. 

È in questo momento, sul margine dello splendore dell'effimero, che Max Cardelli arriva con la sua macchina fotografica. Il progetto "To be and not to be" nasce sull'onda della passione teatrale di questo fotografo milanese firma della moda, ma devoto del lusso non patinato di un'arte minoritaria come quella della scena. La sua specialità è il ritratto, «l'unicità del volto umano è sconvolgente, come un paesaggio che ognuno si porta sulla faccia, laghi, crateri, montagne, fiumi, pianure», dice. 

Da bambino voleva fare l'attore o il regista, il colpo di fulmine della fotografia l'ha spinto altrove, la moda l'ha risucchiato, ma il mistero del palcoscenico non ha smesso di sedurlo. «Dell'attore mi emoziona il coraggio di mettersi in gioco ogni volta».

L'idea di "To be and not to be" viene per caso, una sera, grazie all'amica Federica Fracassi. «Dopo lo spettacolo, è passata a trovarmi in studio insieme all'attore con cui aveva appena recitato, Milutin Dapcevic. Non si era struccato, quella faccia stanca e bellissima che si portava addosso i segni del teatro mi ha incantato». L'occhio del fotografo va aux anges, un solo viso non gli basta, ne vuole altri. «Federica mi è stata di grande aiuto, ha fatto da ponte con gli attori e i teatri milanesi». Risultato: due anni di lavoro e 110 magnifici ritratti in bianco e nero che svelano e insieme proteggono il fragile enigma dell'attore. C'è praticamente tutto il teatro italiano, il più underground e il più istituzionale. In ordine sparso, Franco Branciaroli, Roberto Herlitzka, Gabriele Lavia, Ottavia Piccolo, Anna Bonaiuto, Silvia Calderoni dei Motus, Sandro Lombardi, Fabrizio Gifuni, Sonia Bergamasco, Laura Marinoni, Pippo Delbono, Antonio Rezza, Marco Baliani, Iaia Forte, Massimo Popolizio, Elena Bucci, Sandra Toffolatti, Elena Russo Arman, Lino Musella, giusto per citarne qualcuno.

A Cardelli interessano le geografie segrete dei volti e dei corpi che si concedono un attimo prima di sparire. Lavorando in condizioni non semplicissime. «Allestivo un piccolo set minimale. A fine spettacolo aspettavo l'attore, che veniva da me senza passare dal camerino, in costume, sudato. Poco tempo, poco spazio, mai più di una ventina di scatti, quasi nessuna parola, la sintonia è un fatto di gesti, di sguardi. Arrivavano distrutti, indifesi, ma con una carica di energia sconvolgente». Così intensa da scatenare strani fenomeni tra la mistica e la fisica dei quanti «tutta la strumentazione elettronica andava in tilt, so che può sembrare assurdo, ma i miei assistenti possono confermare. Un amico mi ha suggerito di mettere del quarzo in giro, non ci credevo e invece ha funzionato».

I protagonisti di questo transito tra "l'essere e il non essere” si sono dati «con un'enorme generosità, si sono fidati. Una disponibilità che non credo troverei tra gli attori di cinema. Pochissima postproduzione, nessun ritocco per «nascondere quel che mi avevano mostrato». Niente alchimie leziose, «se togli l'emozione e lasci solo l'immagine levigata, non resta niente». Qui invece resta molto. Da accudire con cura. La stampa, per esempio, è in platinotipia, squisita tecnica artigianale ottocentesca e costosissima, l'unica in grado di rendere «l'acutanza di questi volti». L'ultimo, è quello di Franca Valeri, omaggio finale alla gran signora del teatro, dell'intelligenza e dell'ironia. L'atto primo di “To be and not to be" si chiude così, in attesa di diventare un volume e una mostra. Complicato, forse un po' folle, ma non impossibile, come il teatro.