FOTOGRAFARE

BACKSTAGE PROFESSIONALE

di Giovanni Di Miceli

 

"Ho sempre in mente un'immagine davanti agli occhi quando scatto": si crea da sola nel momento in cui Max Cardelli entra in contatto con la modella prescelta. Un professionista che riesce ogni volta a realizzare la propria visione figurativa in una fotografia dall'altissimo valore estetico.

 

Quando hai cominciato ad interessarti di fotografia? 

Ho cominciato a fotografare e a sviluppare e stampare fotografie in bianco e nero in un piccolo studio all'età di dodici anni. Da allora in poi non mi sono praticamente più fermato. Ho capito subito che era la mia passione e la mia ragione di vita. Da ragazzo fotografavo tutto quello che mi capitava. Solo più avanti ho scoperto la fotografia di moda ed è stata una vera folgorazione.

 

Qual è stata la tua prima fotocamera?

In realtà i miei primi "strumenti del mestiere” sono stati tre: un apparecchio Polaroid, una reflex Canon ed una Olympus 35mm.

 

In che modo hai imparato la tecnica professionale? 

Ho studiato parecchio, e non ho mai smesso di farlo: la storia della fotografia ed i suoi grandi autori. La mia conoscenza tecnica fondamentale così si arricchiva con la continua sperimentazione e con la stampa, che ti permetteva di capire dove sbagliavi in ripresa. Ho poi frequentato, simultaneamente con l'università, i corsi di fashion photography all'Istituto Europeo di Design di Milano e dopo la laurea ho lavorato per un paio di anni come assistente fotografo.

 

Hai scelto in maniera definitiva la fotografia come professione? 

A questo punto, direi proprio di sì…!

 

Parlaci della tua evoluzione professionale. 

Quando ho iniziato a lavorare professionalmente, mi occupavo esclusivamente di moda e di beauty. Per molti anni questi modi di fare fotografia hanno soddisfatto pienamente le mie esigenze estetiche.

La possibilità di poter raccontare, attraverso le immagini redazionali inserite negli articoli delle riviste femminili più importanti, delle brevi storie di donne era per me molto soddisfacente. Ultimamente, però devo confessare che mi dedico sempre più assiduamente al ritratto, specialmente a quello femminile, un tipo di approccio fotografico forse meno formale, ma più profondo, di grande arricchimento umano anche per il fotografo, oltre che per la modella…

 

Hai usato l'attrezzatura fotografica su pellicola? Se si, quali apparecchi, obiettivi ed emulsioni? 

Ho lavorato per molto tempo con il banco ottico 10x12 utilizzando la pellicola piana in bianco e nero e il banco 20x25 con le Polaroid per il colore. Gli scatti pubblicitari a volte erano realizzati in formato 120 (con apparecchi Mamiya e Pentax). Il formato 35mm analogico non l’ho praticamente mai usato a livello professionale.

 

La tua preferenza va alle riprese in studio o in esterni? 

Ho sempre cercato di concentrarmi sui soggetti, quindi lo studio per me è la location ideale. Quando scatto in esterni scelgo sempre ambientazioni semplici, rarefatte e grafiche e cerco di pulire il background il più possibile rendendolo uno spazio per lo più grafico.

 

La fotografia di oggetti, lo still-life, ti hanno mai affascinato? 

In genere preferisco fotografare persone reali. Ho sempre in mente un'immagine davanti agli occhi quando scatto un servizio, si crea da sola nel momento in cui entro in contatto con la modella prescelta, dopo che ne ho osservato i gesti e i movimenti fuori dal set. Visi e corpi diventano il materiale essenziale, che tento ogni volta di fermare per realizzare la mia personale visione figurativa tramite le immagini, ricercando il momento perfetto da fissare in una fotografia dall'altissimo valore estetico. Carattere, forza espressiva e visi decisi sono peculiari dei miei servizi di moda e beauty. In questi due ambiti, cerco di condensare anche il mio amore per i ritratti, il fascino della gestualità femminile, il poter inventare delle storie cercando la bellezza assoluta. La forza grafica dei colori o l'effetto surreale del bianco e nero devono far risaltare i corpi in movimento o i visi in primo piano in uno stile unico, essenziale e, allo stesso tempo, il più possibile forte mente espressivo.

 

Quali altri generi fotografici riscuotono le tue preferenze? 

Per puro divertimento trovo che la street photography sia estremamente rilassante: e dico rilassante perché da fotografo di moda devi sempre essere un po' regista e dirigere sia i modelli che tutto il team che lavora con te per realizzare delle buone immagini: è un lavoro che non puoi fare da solo, è la sinergia del gruppo che porta ai risultati. Quindi a volte vagare per le strade con una Leica in mano e rubare da lontano degli istanti di vita è estremamente piacevole. Il mio libro sui 50 anni dalla rivoluzione cubana ne è per me un'esempio. Nel 2011 la mostra conclusiva della Biennale ferrarrese ha presentato in anteprima mondiale le mie immagini, frutto di un reportage di quattro viaggi a Cuba dal titolo: "Havana. 50 years after the revolution". Per l'occasione è stato appunto presentato il libro-catalogo della mostra, con la raccolta completa delle mie fotografie, con cui ho cercato di documentare una città in lenta ma costante evoluzione, vista con un occhio discreto, ma in qualche modo affettuoso, dove è palese il tentativo di coglierne le mutazioni dello stile di vita dopo oltre cinquant'anni dalla rivoluzione castrista.

Che tipo di modella preferisci? 

Le modelle che hanno lineamenti forti, marcati, poco romantici, donne sicure di se stesse, che escono spesso dai canoni standard di bellezza femminile classica. Ogni modella è per me una musa. Per questo cerco di mettere in luce il suo lato unico e speciale: ogni donna ne ha uno. Non sempre ci riesco, ma quando ciò avviene per me il mio lavoro diventa pura magia…

 

Prevedi che ci sia un futuro per la professione di fotografo? 

Farò un'affermazione impegnativa: la professione di fotografo è in questo momento storico all'apice del suo divenire. Mai come adesso, in una società che corre e non ha tempo, l'immagine si ferma nelle nostre teste, indipendentemente dalla nostra volontà. Il fotografo ne è il fautore e gliene deriva anche, a mio parere, una grossa responsabilità.