ADVERSUS

Intervista a Max Cardelli 

di Alessio Cristianini

 

"La fotografia in fondo non ha mutato i suoi caratteri originali. Gli aspetti tecnici da questo punto di vista sono irrilevanti. Diciamo che ora è senz'altro un mezzo più democratico che comporta però per i giovani che cominciano un grosso rischio…"

 

Non sono molti i nomi italiani che appaiono regolarmente nei credits dei servizi di moda. Non abbastanza, quantomeno. Max Cardelli è uno di questi, firma regolarmente i servizi di moda di alcune delle più importanti testate moda, oltre ad avere nel suo portaolio campagne pubblicitarie e ritratti di personaggi di primissimo livello. Abbiamo scambiato qualche battuta con max, parlando del futuro dell'editoria tradizionale, in forte crisi, della sua carriera, di tecnologia applicata alla fotografia.

 

Elle, Marie Claire, GQ...Prada, Versace... Jennifer Lopez, Eva Herzigova... sono solo alcune delle testate, dei brand e dei personaggi che hai fotografato. Quando, a che punto della tua carriera hai detto: ci sono riuscito? Sono un foto grafo di successo? 

A dire il vero non mi sono mai sentito "arrivato"; nella mia pro fessione ho sempre guardato avanti e il servizio che dovevo ancora scattare è sempre stato il più importante.

 

Tu hai dovuto andare a New York per iniziare la carriera di fotografo professionista. L'Italia è davvero così chiusa nei confronti dei fotografi italiani? 

Noi italiani purtroppo siamo molto esterofili. Per qualche strano motivo abbiamo un certo complesso di provincialismo che ci porta a cercare il nome straniero per sentirci importanti. Per fortuna ci sono eccezioni e forse ultimamente stiamo un poco migliorando, almeno lo spero…

 

Dove vivi attualmente? 

Vivo a Milano.

 

Hai iniziato con la fotografia 'tradizionale', con la pellicola. Esiste secondo te una differenza tra un fotografo che sa usare la pellicola, ed uno che nasce e cresce esclusivamente 'digitale'? 

La fotografia in fondo non ha mutato i suoi caratteri originali. Gli aspetti tecnici da questo punto di vista sono irrilevanti. Diciamo che ora è senz'altro un mezzo più democratico che comporta però per i giovani che cominciano un grosso rischio. L'analogico, per il semplice fatto che era dispendioso, ti educava a pensare prima di scattare. Abitudine che non bisognerebbe perdere se si vuole davvero fare questo lavoro in modo corretto.

 

Che macchina fotografica usi al momento? 

Dipende dalle situazioni, dall' Hasselblad al banco ottico.

 

Se parliamo di tecnologia, dobbiamo anche parlare del futuro dell'editoria. Che futuro prevedi per i giornali 'patinati' di moda, pensi che riusciranno a riciclarsi online o dovranno lasciare lo spazio ad altre realtà "internet-only"? 

I giornali li stanno facendo semplicemente morire! Il futuro è altrove.

Che aria si respira nelle redazioni di moda, in giro per il mondo, in un periodo difficile come questo? 

Più che alle idee si pensa ai budget.

 

Photoshop e programmi affini hanno 'ucciso' la professione del fotografo, oppure hanno arricchito l'arsenale a disposizione di un fotografo? 

E' un’evoluzione.

Se tu dovessi scegliere tra la moda, la pubblicità, le celebrities, cosa sceglieresti e perché? 

Mi piace variare. Amo la fotografia a 360 gradi. Infatti per mio piacere personale scatto anche reportages con temi di mio interesse.

 

Cosa ti piace fotografare? Che tipo di foto si trovano nel tuo portfolio personale? 

Appunto credo che la bellezza sia ovunque. Basta avere la disponibilità e la capacità di vederla. E poi, come dice Boubat "i soggetti vengono a noi”.